In occasione della International Women’s Day, il Panathlon Club Milano ha voluto rendere omaggio a una figura simbolo dello sport italiano e dell’emancipazione femminile: Mabel Bocchi. Il Memorial Mabel Bocchi non è stato soltanto un momento di ricordo sportivo, ma anche un’occasione di riflessione sul valore sociale dello sport e sul percorso di affermazione delle donne nella società e nelle competizioni.
La serata ha riunito protagonisti dello sport, amici e testimoni della sua straordinaria carriera. Tra gli interventi, quelli di Dino Meneghin, Dan Peterson, Rosy Bozzolo e Claudia Giordani, che hanno condiviso ricordi e aneddoti capaci di restituire il profilo umano e sportivo di una campionessa che ha lasciato un segno profondo.
Il nome Mabel – con l’accento sulla “é”, come ha ricordato Peterson evocando le origini argentine della madre – è diventato negli anni sinonimo di eleganza tecnica, armonia nei movimenti e grande forza agonistica. Ma accanto alla campionessa c’era anche una donna consapevole del proprio ruolo sociale: alta 1 metro e 88, protagonista assoluta del basket italiano negli anni Settanta, Bocchi ha sempre sostenuto la necessità di pari diritti e pari dignità per lo sport femminile.
Il suo impegno non riguardava soltanto il basket, ma l’intero movimento sportivo. In un’epoca in cui le donne faticavano ancora a ottenere riconoscimento e visibilità, Mabel Bocchi seppe rappresentare con naturale autorevolezza un modello di atleta moderna, determinata e orgogliosa della propria identità.
I suoi risultati sportivi parlano da soli: otto scudetti in nove stagioni, la vittoria della FIBA Women’s European Champions Cup con la squadra di Sesto San Giovanni – primo successo europeo per un club italiano femminile – e il titolo continentale con la Nazionale. Eppure, come ricordava lei stessa, il risultato che le stava più a cuore era il quarto posto conquistato ai Mondiali di basket femminile, simbolo di un movimento in crescita e di un’Italia che iniziava a farsi rispettare anche a livello internazionale.
Durante l’incontro è stato ricordato anche il contributo di Caterina Pollini, altra grande protagonista del basket italiano, che con la squadra di Vicenza ha ottenuto importanti successi europei, contribuendo a consolidare il prestigio internazionale del movimento femminile.
Il Panathlon Club Milano ha voluto inserire la figura di Mabel Bocchi in una ideale linea di continuità con altre grandi donne dello sport italiano che hanno aperto la strada alle generazioni successive: da Ondina Valla, prima donna italiana a conquistare l’oro olimpico nel 1936, a Lella Lombardi, fino alla tennista Lea Pericoli, simbolo di eleganza e personalità sui campi di tutto il mondo.
Nel ricordo di chi l’ha conosciuta emerge il ritratto di una donna solare, capace di grandi relazioni umane ma anche di forte determinazione. Una leader naturale: quando parlava, hanno ricordato gli amici e i compagni di sport, attorno a lei si faceva silenzio.
Celebrarla nel giorno dell’8 marzo significa non solo rendere omaggio a una campionessa straordinaria, ma ribadire il valore sociale dello sport come strumento di crescita civile, inclusione e difesa dei diritti. In questo senso, l’eredità di Mabel Bocchi continua a rappresentare un esempio e un punto di riferimento per tutto il movimento sportivo.
Per celebrare la “divina”, anche Valery Still indimenticata giocatrice di molti parquet italiani ha tenuto ad inviare dagli Stati Uniti la propria testimonianza video. La Bocchi, la Still e la Pollini hanno davvero segnato un epoca irripetibile e ineguagliabile.



