Carola Mangiarotti: «Mio padre avrebbe detto “brava” ad Arianna Fontana»

pubblicato dal Corriere della Sera il 19 febbraio 2026 redatto da Flavio Vanetti

Parla la figlia del grande schermidore. La stella dello short track azzurro con 14 medaglie olimpiche ha superato il primato detenuto da lui
Ammette di averci pensato subito dopo che Arianna Fontana con la tredicesima medaglia olimpica aveva uguagliato il primato di suo padre Edo, grandissimo schermidore. Ma ora che il sorpasso è avvenuto, Carola Mangiarotti è come «liberata» da un evento che fino a non molto tempo fa pareva improbabile, che pian piano è diventato possibile e che infine è diventato reale.
Carola, che cosa ha provato quando Arianna ha centrato l’argento con la staffetta, conquistando la quattordicesima medaglia personale tra i cinque cerchi?
«Di sicuro una forte emozione. Ho vissuto 66 anni con questo mito del primato di un genitore che è stato un grande sportivo. Ora i numeri dicono che è stato superato, ma il ricordo di mio padre resta molto vivo, legato anche – e qui torniamo ai numeri – alle 39 medaglie conquistate nella carriera, 13 delle quali, appunto, ai Giochi. Sono cifre che mantengono tutto il loro valore anche perché – senza togliere nulla all’impresa della Fontana, sia chiaro – un atleta di oggi dispone di un maggior numero di gare in ogni evento rispetto a quelle nelle quali era coinvolto papà».
Secondo lei Edo che cosa direbbe, se fosse ancora qui?
«Prima di tutto un grande ‘brava Arianna’: potrebbe essere una sua nipote… E avrebbe ricordato che ogni record è fatto per essere battuto. E aveva il piacere di incoraggiare i giovani e le nuove leve, avendo il piacere di passare loro valori e messaggi positivi: i primi erano legati al suo spirito vincente, perché lui odiava la sconfitta anche se, lealmente, quando capitava sapeva accettarla. Non era insomma fossilizzato sul passato e sulla sua storia, anche se poi gli piaceva ricordarla. Ricordo il simpatico “accrocchio” che si era costruito in occasione dell’ultima edizione dei Giochi ai quali è stato invitato come ospite: aveva unito le 13 medaglie e se le era appuntate al petto come fanno i generali».
Ha seguito, sta seguendo, questi Giochi?
«Sì, ma da casa. Ho visto molte prove, compresa, ovviamente la staffetta dello short track che ha generato il sorpasso di Arianna a papà».
Quale gara l’ha appassionata di più?
«Be’, metto in testa le due vinte da Federica Brignone, davvero autrice di qualcosa di straordinario e di impensabile, visto quello che ha passato, e la discesa con il bronzo di Sofia Goggia, prima sciatrice a conquistare tre medaglie nella stessa specialità in altrettante edizioni consecutive dei Giochi. Ma più in generale mi hanno entusiasmato le ragazze. Posso dire che noi donne abbiamo qualcosa di più, magari perché abbiamo una soglia del dolore più alta e una maggiore capacità di soffrire? Sono caratteristiche, a mio avviso, che sappiamo trasferire pure nella vita di tutti i giorni».
Arianna Fontana ha qualcosa in comune con Edo Mangiarotti?
«Non l’ho mai incontrata, mi piacerebbe conoscerla. Vedendola dall’esterno, sì, ravviso dei tratti del carattere che la fanno assomigliare a papà: la capacità di non mollare mai, il desiderio di gareggiare a prescindere da tutto, la ‘voglia’ di Giochi olimpici».
Era immaginabile che ci sarebbe stato un atleta in grado di battere il primato di mio padre?
«Confesso di non essere stata preparata, per tanto tempo, a questa cosa. Poi un giorno Giovanni Malagò mi disse: ‘Guarda che Arianna Fontana sarà colei che supererà Edo’. Il mondo va avanti, a ripensarci bene era inevitabile che prima o poi sarebbe accaduto».
Da milanese, come sta vivendo il clima olimpico della città? Milano si sta dimostrando all’altezza dei Giochi?
«Sinceramente non mi sono accorta così tanto dell’atmosfera olimpica. Però quando sono andata in centro ho sempre visto molta gente, parecchi atleti e una bella vivacità. Non sono però stata negli impianti, ho seguito come detto dalla televisione. Devo dire che le gare mi sono piaciute, sul piano sportivo mi pare che tutto sia andato bene. Ecco, se proprio devo indicare una lacuna di Milano, dico che avrei visto volentieri qualche cartellone in più. Un po’ più di “colore”, insomma: ci sono zone della città non diverse da come sono normalmente».